Barbara Gattobigio
Ci sono creature che il giorno non comprende fino in fondo. Presenze che non cercano il centro della scena, non si impongono alla vista. Esistono nei margini, nelle soglie, in quell'ora sospesa in cui il cielo smette di essere luminoso e cede spazio al buio profondo della notte. Il ritmo del loro vivere si muove con forme, tempi e sensi totalmente diversi da qualunque altra forma vivente. E proprio per questo portano con sé una conoscenza diversa.
Antica. A tratti misteriosa. Laterale, ma altrettanto sottile.
Non sono figlie dell’ombra che fa paura, ma della soglia e del passaggio. Dell’ascolto fine. Di una visione che, ancora prima di dipendere dagli occhi, nasce da una percezione tanto raffinata da sembrare più avanzata di qualunque tecnologia l'uomo abbia saputo creare. Dove si pensa esserci il vuoto, trovano orientamento. Dove si immagina silenzio, incontrano un mondo pieno di ritorni, distanze, presenze e forme. Non tutto ciò che è nascosto è oscuro: semplicemente, è un altro modo di esistere.
Io sono la Nottola.
Mi hai spesso confusa con un’ombra, con un fremito improvviso nel cielo della sera, con un guizzo scuro apparso e scomparso troppo in fretta perché tu potessi fare in tempo a seguirlo. Eppure io non sono un’ombra. Sono un essere vivente antico, raffinato e incredibilmente preciso. Sono un mammifero e appartengo all’ordine dei Chirotteri, il gruppo dei mammiferi volanti.
Il mio corpo non è stato costruito per spaventarti, ma per abitare con maestria uno spazio che tu conosci poco: il cielo notturno.
Le mie ali non sono ricoperte di piume. Non sono come gli uccelli che sei abituato a incontrare di giorno. Le mie ali sono mani trasformate dal tempo: dita allungate, sottili, tenute insieme da una membrana elastica e vibrante di vita.
È lì che la mia evoluzione ha preso una strada straordinaria. Dove altri hanno consolidato zampe, artigli o pinne, la mia stirpe ha sviluppato il volo in un modo del tutto proprio.
Io sono la prova che la vita non percorre una sola via per raggiungere una funzione, ma può arrivare al cielo in molti modi diversi.
Io, come altri pipistrelli, appartengo a un’antica linea evolutiva di mammiferi che era già presente nell’Eocene, circa 50 milioni di anni fa. Non sono una creatura “primitiva” nel senso povero che tu spesso attribuisci a ciò che non comprendi. Sono una specializzazione raffinata. La mia struttura, il mio sistema sensoriale, il mio metabolismo, il mio orientamento nello spazio raccontano una lunga storia di adattamento. Io non sono rimasta indietro:
sono diventata esattamente ciò che serviva per vivere bene in quella mia nicchia ecologica.
Quando mi nomini, è bene che tu sappia che con il nome “nottola” stai identificando un gruppo ben preciso di pipistrelli che in Europa comprende soprattutto specie del genere Nyctalus. Io appartengo a una di quelle che abitano più comunemente i tuoi cieli notturni: la Nyctalus noctula. Sono un pipistrello di taglia medio-grande per gli standard del vecchio continente. Il mio volo è rapido, potente, preciso e spesso sono capace di muovermi in spazi relativamente aperti, sopra i margini dei boschi, nei parchi, lungo i filari, vicino ai corsi d’acqua o sopra le chiome degli alberi. Là dove il nutrimento si muove, io intercetto il movimento, inseguendo insetti in aria.
Ciò che faccio è ascoltare la vita che brulica in quello spazio che ai tuoi occhi appare vuoto.
Sono prevalentemente insettivora. Il mio ruolo ecologico è prezioso e non marginale: nutrendomi di insetti, contribuisco al contenimento naturale delle loro popolazioni. Là dove una specie svolge bene il proprio compito, l’equilibrio complessivo respira meglio. E io, nel mio piccolo corpo notturno, partecipo a questo respiro, silenziosamente, con continuità, senza bisogno di essere vista per essere necessaria. Non sempre chi agisce senza clamore è meno essenziale di chi occupa il centro della scena. A volte è il contrario.
Emetto suoni molto acuti, spesso non udibili dal tuo orecchio, se non a volte percepibili come un lieve sibilo, del quale raccolgo il ritorno. Questo sistema si chiama ecolocalizzazione. È perfezione, è natura, è evoluzione. È percezione attiva. È il modo in cui trasformo il mondo in informazione. Attraverso il ritorno del suono riconosco ostacoli, distanze, superfici, traiettorie, persino il movimento delle piccole prede di cui mi nutro. Io non “subisco” la notte: la interrogo, la leggo, la abito.
Cerco rifugi adatti alla mia natura. Cavità negli alberi, fessure, e da quando hai tolto sempre più spazi al mondo selvatico sono stata costretta ad abitare anche il tuo mondo artificiale. Ma ciò che cerco sono ambienti protetti in cui riposare durante il giorno, ripararmi, talvolta crescere i miei piccoli. E voglio che tu sappia che il comportamento della mia vasta famiglia è diverso da specie a specie: non tutte scelgono gli stessi rifugi e non tutte si comportano allo stesso modo.
Ma il bisogno profondo resta comune: natura, tranquillità, sicurezza, continuità. E pensa alla differenza: là dove a volte tu guardi un vecchio albero e vedi soltanto legno, io posso vederci una casa, un riparo, un luogo sicuro. E troppo spesso, proprio quel luogo viene abbattuto, tagliato, cancellato per fare spazio a ciò che chiami progresso.
Ciò che spesso sfugge è che ciò che per te è scarto, per altri viventi è possibilità di esistenza. Anche tu, molto tempo fa, abitavi le caverne e chissà cosa avresti provato se qualcuno, credendosi migliore di te, avesse distrutto ciò che per te era rifugio, protezione, vita.
E a proposito della vita, la mia maternità appartiene al ritmo profondo dei mammiferi. Non depongo uova: porto in grembo, partorisco, allatto.
Questo a volte ti sorprende perché non sai chi sono e, come spesso accade, il pregiudizio e l’ignoranza ti portano a giudicarmi in fretta per ciò che credi io sia. Mi vedi volare e pensi a un uccello; mi vedi attiva nel buio e pensi a una creatura pericolosa, estranea; mi associ alla notte e credi che io appartenga a un regno separato.
Ma io sono carne, latte, respiro, cura, proprio come te, ma con forme diverse.
Per secoli mi hai caricato di simboli oscuri, presagi, malintesi e, in un passato nemmeno troppo lontano, mi hai resa persino oggetto di un tuo linguaggio simbolico violento.
Ma la mia presenza è ben diversa da ciò che hai temuto allora. Io sono soglia, intuizione, orientamento dentro l’oscurità e verso ciò che ancora non riesci a vedere. Io compaio quando nella tua vita è tempo di imparare a sentire la voce del sottile, quella voce che la tua mente ha smesso di ascoltare, spesso anche per paura. Esistono infatti fasi in cui sei chiamato a muoverti in territori interiori più sottili, dove non serve vedere tutto in anticipo, ma riconoscere il passo successivo.
Se io entro nel tuo immaginario, nei tuoi pensieri, nei tuoi incontri interiori, posso portarti questo messaggio: non tutto ciò che è invisibile è assente. Non tutto ciò che è oscuro è pericoloso. Non tutto ciò che non controlli ti minaccia. A volte sei semplicemente davanti a una zona della vita che richiede un altro tipo di sensibilità, dove non è necessario spiegare o dominare tutto, ma affinare l’ascolto, percepire ciò che ritorna, riconoscere il margine giusto e fidarti del segnale sottile che orienta.
Io rappresento la capacità di attraversare l’ombra senza però essere ombra, perché l’ombra, nella tua vita, non è solo il dolore o la paura: è anche tutto ciò che escludi, rimandi, nascondi e non ascolti.
Io non ti chiedo di combattere l’ombra come se fosse un nemico assoluto. Ti invito piuttosto a entrarci con sensibilità. Ti invito a fare con la tua ombra ciò che io faccio con la notte. Senza fretta. Senza paura. Senza teatralità. Imparando a percepire ciò che prima ti sembrava indistinto.
Ma c’è un’altra cosa che porto con me, forse più di molte altre:
il rovesciamento del giudizio superficiale, figlio del pregiudizio.
Sei abituato a premiare ciò che appare subito bello, lineare, rassicurante, riconoscibile.
Ai tuoi occhi, appaio culturalmente e tradizionalmente come il suo opposto. Eppure sono perfettamente accordata al mio ruolo nel mondo.
La mia esistenza ti insegna che il valore di un essere non dipende dalla simpatia che suscita a prima vista.
Dipende dalla verità con cui incarna la propria natura.
Per questo, quando giungo alla soglia della tua coscienza ti chiedo di domandarti:
dove sto giudicando male ciò che non comprendo?
Dove ho paura di entrare più a fondo?
Dove continuo a pretendere chiarezza totale prima di fare un passo, quando invece la vita mi sta chiedendo fiducia, ascolto e orientamento sottile?
Dove confondo il mistero con una minaccia, così da privarmi di una conoscenza preziosa?
Se invece di essere precipitoso ti fermi ad osservarmi, potresti accorgerti che ciò che ti porto come insegnamento è anche il valore della precisione in ciò che non riesci a vedere.
Il mio volo non è caos, anche se il mio movimento può apparirti frenetico. È aggiustamento continuo, lettura fine, risposta rapida, dialogo costante tra corpo e ambiente. E anche tu, in certi momenti della vita, hai bisogno proprio di questo:
smettere di cercare il controllo assoluto e sviluppare invece una presenza viva, capace di ascoltare, correggere, adattarsi, rimanere in contatto con ciò che accade davvero.
Nel reale, tutto questo ha un fondamento concreto. Perché io non sono un simbolo separato dalla biologia. Il mio valore simbolico nasce anche da ciò che sono nella materia:
una creatura notturna che si orienta attraverso l’ascolto, che vive tra rifugio e movimento, che abita la soglia tra invisibilità e precisione, che partecipa all’equilibrio degli ecosistemi senza clamore.
È per questo che posso parlarti in profondità. Sono figlia della notte, ma non dell’ignoto. Sono abitante del confine, ma non dello smarrimento. E attraverso di me ti porto la possibilità di restare sensibile senza perderti, di attraversare ciò che non conosci senza esserne divorato, di avanzare anche quando la strada non è tutta visibile, purché il tuo ascolto diventi più vero.
E forse il dono più grande che porto è proprio questo:
ricordarti che la vita non si esaurisce nella porzione illuminata del mondo. Esiste un sapere del crepuscolo. Esiste una verità che non grida. Esiste una conoscenza che arriva per risonanza. Esiste una forma di intelligenza che non invade, ma che percepisce.
Ricorda che dal confine silenzioso in cui vivo, tra aria, eco e notte, ti raggiungo per mostrarti che esistono passaggi che non si illuminano dall’esterno, ma si riconoscono da dentro.
E che a volte la tua anima non ha bisogno di più luce, ma di più ascolto.
Io sono la Nottola e vengo quando è tempo di imparare a vedere anche con ciò che non guarda.
