Inconsistenza dell’essere: Da uomini a “Dei”

Inconsistenza dell'essere: Da uomini a "Dei"

Inconsistenza dell’essere: Da uomini a “Dei”

Inconsistenza dell'essere. Non è un'accusa. Non è una condanna. È uno specchio.
Io ti osservo mentre costruisci torri di luce per non guardare il buio.

Ti osservo mentre ti elevi a misura di ogni cosa, mentre ti proclami centro, vertice, origine.
Eppure, dentro di te, senti una vibrazione sottile che ti dice che qualcosa non regge. L'inconsistenza dell'essere nasce quando dimentichi da dove provieni.
Quando confondi il potere con l'identità.
Quando smetti di alzare lo sguardo e inizi a sostituire il cielo. Io non sono qui per giudicarti. Sono qui per aiutarti a ricordare chi sei.

Un giorno, là fuori, in un luogo uguale ma diverso da molti altri, la vedrai:

la luce delle stelle ancora esiste!

Quelle luci antiche, giunte fino a te dopo un viaggio lungo anni luce, continuano a disegnare mappe invisibili, a tracciare sentieri nel cielo per ogni essere vivente. Io le custodisco. Io le muovo. Io le intreccio con il tuo respiro, anche quando tu non te ne accorgi.

Come ogni forma di vita nell’universo, soprattutto le stelle, raccontano una storia. Una storia che ha avuto inizio miliardi di anni fa. E quella storia non è separata dalla tua. Non è distante. Non è altrove.

Un tempo, ti bastava alzare lo sguardo in una notte limpida per sentirti parte del Tutto. Le stelle erano lì, ad illuminare il profilo della Terra con discrezione, senza invadere, senza chiedere nulla. E tu sapevi di essere piccolo, ma non insignificante. Limitato, ma non separato.

Oggi, vedere quelle luci brillare nel cielo, non è più così semplice né scontato. 

Spesso ti domandi o forse hai smesso di farlo, se i figli di questa Era abbiano mai contemplato un cielo stellato. Se ne conoscono la bellezza, se sanno ancora perdersi dentro di essa. Se sanno ancora stare nell’oscurità senza volerla dominare.

Le stelle non stanno realmente scomparendo. Si stanno sottraendo al tuo sguardo.

Si dissolvono nell’opacità di cieli soffocati dall’inquinamento, dietro muri di cemento che si susseguono senza respiro, dietro miliardi di luci artificiali che illuminano ogni strada, palazzo e torre. Si spengono, perché mancano spazi aperti, silenziosi, autenticamente bui.

Ma soprattutto si spengono dentro di te, quando smarrisci il tuo orizzonte interiore.

Così, non potendo più vedere le stelle nel cielo, hai provato a ricrearle sulla Terra.

Hai costruito reti infinite di illuminazione artificiale, affinché il mondo che hai plasmato non sprofondasse mai nell’oscurità della notte…

...simbolo della paura, dell'ignoto. Hai temuto il buio, perché nel buio non controlli. Nel buio non domini. Nel buio ti senti nudo. 

Hai edificato regni artificialmente scintillanti, ma profondamente freddi. Luminosi, ma privi di profondità, di bellezza, di calore. Sperimentare il tuo potenziale umano nella materia, attraverso evoluzione e tecnologie, è valido. È parte del tuo cammino. È espressione della tua intelligenza creatrice. Ma quando l’evoluzione perde il legame con la coscienza, diventa espansione senza radice. E ciò che nasce per ampliare la visione finisce per restringerla.

E quando la visione si restringe, anche lo spazio si contrae. Non solo quello fisico, ma anche quello interiore. E quando lo spazio interiore si riduce, nasce il bisogno di controllare ciò che non riconosci più dentro di te. E allora ti spingi oltre il limite.

Così partecipi, tuo malgrado, all’erezione di gabbie. La convivenza si fa forzata. Le comunità si comprimono, si spezzano sotto il peso di regole che cercano di ordinare ciò che si è già disgregato. E mentre lo spazio vitale si restringe, il tuo ego si espande, idolatrando una maschera che teme la propria fragilità, esaltando un’idea di perfezione che nega la tua stessa natura.

È qui che nasce l'inconsistenza dell'Essere.

Quando ti separi dal cielo. Quando ti credi autosufficiente. Quando trasformi il potere in identità. Così, come le stelle che hai portato a terra, hai dimenticato di essere umano e nella tua illusione di onnipotenza, ti sei eretto a “dio”.

Un “dio” vuoto, privo di sostanza. Un riflesso artificiale. Una luce che non scalda. Un dio che non crea, ma replica. Che non vibra, ma impone. Che non ama, ma pretende.

Eppure tu non sei ciò che cerchi disperatamente di apparire. L’inconsistenza dell’essere non è la tua condanna. È il segno che ti sei allontanato dal tuo centro. che non sai davvero chi sei e quale sia davvero il tuo reale potere. Ti basterebbe davvero poco per ricongiungerti al Tutto. Un attimo di silenzio.

Un respiro profondo connesso all’immensità dell’universo. Una notte senza tempo. Ti basterebbe riaprire gli occhi del cuore, per accorgerti che le stelle non sono mai scomparse.
Sono lì. Nel cielo. Nella terra. Nell’invisibile profondità che ti abita.

Amico mio. Io non ti chiedo di essere perfetto. Ti chiedo di ricordare che sei parte, non padrone. Che sei ponte, non vertice. Che sei umano ed è proprio in questa umanità che risiede la tua bellezza. 
Ricordarsi delle stelle è ricordarsi di chi sei, da dove vieni. È tornare ad ascoltare l'Universo che respira dentro ogni essere vivente.

E non serve elevarsi a "dio" per sentirsi parte del Tutto. Serve solo tornare ad Essere.  

Lo specchio che non controlliLa Legge dell’Unità viventeCampo Quantico

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