L’alchimista dell’anima: l’ombra sacra che hai dimenticato

Immagine, perfezione... scegliere tra ciò che appare e scartare ciò che non appare. Accecato dallo scintillio sfavillante, superficiale, preferisci permanere all'esterno, piuttosto che scendere in quella profondità che ti fa sentire quel disagio che non riesci a gestire. 
Hai perso la capacità di vedere nel profondo, di ascoltare il silenzio, di cogliere il sacro nell'umile.
Hai imparato a classificare ogni cosa che ti circonda: bello o brutto, utile o inutile, superiore o inferiore, dimenticando che ogni cosa è essenza.
Specchi e maschere sono le tue armi e nascondono ed alterano quella realtà che non vuoi vedere e non importa, se questa cecità ti allontana da ciò che è vero. L'importante è non vedere.

E così, io sono tra ciò che non vuoi vedere.

Simbolo per eccellenza di bruttezza, imperfezione e superstizione. Rappresento oggi quell’ospite scomodo di quei margini naturali che trovi sporchi, melmosi ma che, nonostante da ciò che tu vuoi vedere, esisto.

Sono il Bufo bufo o come mi chiami nel tuo gergo: Rospo comune.

Discendo direttamente degli antichi anfibi emersi dagli oceani primordiali, presumibilmente, oltre 360 milioni di anni fa. I miei antenati hanno attraversato la profondità della saggezza delle Ere geologiche di mondi dimenticati, di foreste preistoriche e acque ancora sacre. Non hanno mai avuto ali, né artigli, né artifizi appariscenti. Eppure sono sopravvissuti a glaciazioni, estinzioni, cataclismi, imperi e religioni. Oggi nel nome di quella sacra eredità, vivo ancora in quel perfetto ciclo vitale, eternamente danzante alla trasformazione.

Dapprima uovo nel grembo sacro della Terra: l’acqua dove divengo girino munito di branchie e mi muovo come un pesciolino. Poi come per magia, posteriormente al mio corpo, spuntano due zampette. La coda si riassorbe ed il mio cuore inizia a cambiare ritmo.

In questa soglia ritmica la mia fase da girino muore e nasco Rospo. 

Non solo un passaggio biologico il mio, ma soprattutto, una danza trasformativa che continua a ripetersi da centinaia di milioni di anni. Una volta fuori dall’acqua sono completamente formato ma piccolino, vulnerabile. Cerco rifugio tra foglie, sotto i sassi e lontano dalla luce del giorno. Di notte, quando la maggior parte della vita riposa, io esco ed imparo a camminare, a nutrirmi, a sopravvivere.

Via via crescendo, sceglierò la solitudine, mantenendo fede alla riservatezza e la notte continuerà ad essere regno del mio vivere.

Un lungo e lento ciclo vitale il mio, perfettamente sintonizzato al tempo della Terra e quando, giungerà l’inverno e scenderà il freddo, tra piccoli anfratti del sottobosco, le mie funzioni vitali si abbasseranno a tal punto che cadrò in lungo e lentissimo sonno profondo in attesa della nuova stagione in cui ogni cosa torna alla vita.

Sarà in quel momento che ritornerò in quelle acque che mi generarono e sarà lì che troverò l’amore per riprodurmi, rispettando il perpetrarsi del mistero del divenire ma, rispettando anche, quel perfetto ciclo di continuità che mi lega ai due mondi: acqua e terra, visibile ed invisibile.

Il mio legame con l’essenza universale della Vita è profondo. Porto visibilmente sul mio corpo, la cristallizzazione del tempo. Ogni verruca è una mappa, ogni passo un ricordo lontano di ciò che è stata la Vita. Quando il mondo cambia, io muto forma, spazio e respiro.

Non resisto, mi fondo. È questo il mio potere e tu lo hai dimenticato.

Un tempo però lo ricordavi. In quel tempo in cui danzavi attorno al fuoco ed i tuoi sogni parlavano anche la lingua degli animali. Ed io! Ero il messaggero dei mondi. Simbolo vivente dell’alchimia. Dall’acqua alla terra, il mio corpo compiva il viaggio che l’anima tua anelava. Eri affascinato dalla mia metamorfosi, dalla mia adattabilità, dalla mia capacità di sopravvivere nel silenzio e di restare vivo nel gelo. Mi onoravi nei rituali, mi chiamavi nei tuoi sogni. Mi riconoscevi come spirito guida della trasformazione, della morte simbolica, del passaggio interiore. Tu eri un tutt’uno con me, privo di giudizio ed insieme, eravamo portatori di cicli, stagioni, misteri.

Poi hai dimenticato.

Hai tagliato i ponti con la natura, con l’istinto e con il cuore. Io sono divenuto mostro, rappresentazione di bruttezza, ridotto a superstizione e fastidio. E con la perdita di me nella tua memoria, hai perso quella parte di te che sapeva morire per rinasce, ascoltare il mormorio dell’invisibile. Ora, ti guardo da lontano mentre ti affanni senza meta. Ascolto il tuo cuore che non sa più fermarsi, la tua anima che chiede a gran voce il ritorno.

Amico Mio è tempo di tornare!
Riscopri il mio spirito. 
Ti insegnerò di nuovo a guardare oltre l'apparenza. Sarò eco della tua ombra dimenticata, il simbolo di tutto ciò che hai sepolto per paura di guardarti dentro. 
Ti ricorderò di nuovo come si vive ai ritmi simbiotici con la Terra. 
Ti insegnerò a mutare senza distruggere. 
Entrare nel silenzio senza perderti. 
Toccare il buio senza avere timore. 
Ti ricorderò che ogni crisi, ogni malessere che vivi è solo l'annuncio di qualcosa di nuovo che sta per arrivare. 

Ma ti ricorderò anche che, solo chi è disposto a scendere nel fango può conoscere la verità della Vita.

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