Custodire la propria via

Nel silenzio dell'alba, quando la tua anima è ancora in viaggio ed il tuo corpo riposa, ci sono luoghi dove il velo della nebbia accarezza il sottobosco ed il tempo appare sospeso. 
Io sono lì.
I miei zoccoli sfiorano la terra come preghiera. Le corna si elevano verso il cielo come antenne del cosmo.
Il mio sguardo antico incontra quello di chi ancora osa osservare, vuole ricordare, vuole attraversare il passaggio e tornare ad esistere.
È per questo che sono qui: per ricordarti cosa posso fare di nuovo per te
.

Ed in un tempo in cui la Terra si stava liberando delle forme arcaiche e si apriva alla complessità ed alla specializzazione, sono apparsi i miei antenati. Eravamo nel bel mezzo dell’Oligocene, ben 30 milioni di anni fa. Il clima stava diventando più fresco e secco rispetto all’Eocene e, mentre le foreste lussureggianti lasciavano spazio a steppe, praterie aperte e boschi, le calotte glaciali, in un lento raffreddamento globale, iniziarono a prendere forma. Fu in questo quadro evolutivo terrestre che i miei antichi progenitori comparvero nei grandi spazi dell’Eurasia. Erano leggeri, simili a piccoli animali dalla struttura semplice, ma che custodivano già, ciò che sarebbero diventati: simbolo di eleganza, regalità e potenza.

Sono il Cervo, figlio delle foreste, eco degli antenati...

e da allora, ho attraversato le Ere, adattandomi ai mutamenti del pianeta, sviluppando zoccoli, un olfatto acuto e corna che ogni anno muoiono e rinascono come la luna che si rinnova.

I miei progenitori correvano liberi su continenti uniti e cieli infiniti. Erano più piccoli, più selvatici e i maschi non avevano ancora sviluppato i palchi ossei che comparvero solo nel Miocene. Eppure, erano già custodi di una grazia che sfuggiva alla forza bruta.

L’evoluzione mi ha donato eleganza e fierezza, corna ramificate come alberi dell’anima, occhi che hanno visto i cicli delle Ere e della vita ripetersi, come le stagioni. Ho imparato a camminare tra gli opposti:

il giorno e la notte, la forza e la dolcezza, il visibile e l’invisibile.

E dalla grande tundra ai boschi dell’Europa, dalle foreste sacre del Giappone alle Montagne Rocciose, la mia essenza si è affinata, restando fedele alla mia natura pacifica.

Sopravvivere non mi è mai bastato. Ho scelto di incarnare la Nobiltà del Selvaggio.

Nel passato, l’uomo mi osservava con reverenza ed i tuoi avi scolpivano la mia immagine su pietre sacre, nelle caverne, nei templi naturali. Mi associavano al divino, al passaggio tra i mondi e le mie corna erano viste come i rami dell’Albero Cosmico, punti d’incontro tra cielo e terra.

Ero guida, cacciato con ritualità ma onorato con rispetto. Perché sapevano che ciò che prendevano, dovevano anche offrirlo allo spirito della Vita.

Poi qualcosa cambiò. L’uomo dimenticò il linguaggio della foresta.

Ed oggi, in questo presente in bilico, io ritorno.

Non nei sogni dei cacciatori, ma nei sogni di chi cerca sé stesso.

Sono simbolo di risveglio, di connessione con il Sé superiore, di quella parte dell’uomo che ancora cammina leggera e libera tra gli alberi interiori.

Rappresento il potenziale evolutivo dell’umanità: forza silenziosa, sensibilità acuta, radicamento che guarda in alto e… se impari ad ascoltarmi, ti insegnerò come camminare tra i mondi, come sentire la Vita anche quando tutto tace.

Ora... chiudi gli occhi. Ti condurrò nella mia dimora. 
Ti riporterò proprio a quel ricordo che hai dimenticato. Quando, libero, ti aprivi alla profondità della Terra e lasciavi entrare la Vita senza opporre resistenza e senza creare muri.
Siamo nella foresta.
Non quella delle mappe, ma quella dentro di te, quella che riconnettendoti alla tua essenza ritrovi.
Gli alberi si innalzano come custodi del mistero.
La luce filtra tra i rami come benedizione.
Il muschio è morbido sotto i tuoi piedi. Io sono davanti a te. Ti guardo. Respiro con te.
Inspira lentamente… senti il profumo dell’umidità antica, delle foglie, della corteccia.
Espira… lascia andare ciò che ti appesantisce.
Ora senti: dentro di te esiste un Sé che conosce, che ricorda. È lì. Non lontano.
Io lo vedo.
Cammina verso di lui e rimani lì. Parla con l'infinita grandezza del tuo Sé.
Ricorda chi eri e, quando inizierai a ricordare, rimani ancora. Continua a respira lentamente.
Lascia che ogni cosa fluisca.
Piano piano, torna nel tuo piano, nel tuo incarnato, nel tuo presente.
Respira ancora ed ancora e, quando riaprirai gli occhi, porta con te il ricordo di questa foresta, di me, del tuo Sé.
Perché io, sarò sempre qui a guidarti, silenzioso e maestoso, ogni volta che avrai il coraggio di ricordare chi sei davvero.

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